• Regolamento UE sulla deforestazione: tra ambizione ambientale, rinvii operativi e nuove sfide per imprese e mercati globali

    Blog

Home   |   Blog   |   Regolamento UE sulla deforestazione: tra ambizione ambientale, rinvii operativi e nuove sfide per imprese e mercati globali


10 Ottobre 2025

Regolamento UE sulla deforestazione: tra ambizione ambientale, rinvii operativi e nuove sfide per imprese e mercati globali

Regolamento UE sulla deforestazione: tra ambizione ambientale, rinvii operativi e nuove sfide per imprese e mercati globali

Questo articolo rappresenta la seconda parte dell’articolo “Regolamento UE sulla deforestazione: tra ambizione ambientale, rinvii operativi e nuove sfide per imprese e mercati globali”

In origine, la norma prevedeva che le disposizioni più stringenti si applicassero a partire dal 30 dicembre 2024 per le aziende di medie e grandi dimensioni.

Ma già nel 2024 la Commissione europea propose un rinvio di dodici mesi, spostando l’applicazione al 30 dicembre 2025 per le grandi entità e al 30 giugno 2026 per micro e piccole imprese. Tale rinvio è stato formalizzato con il Regolamento 2024/3234 del 23 dicembre 2024. Quindi, le scadenze attuali prevedono che gli operatori più grandi dovranno essere conformi da fine 2025, mentre le imprese più piccole avranno un periodo più lungo (metà 2026).

Anche dopo questo rinvio, però, la normativa non è del tutto immutata. Sono state approvate modifiche che alleggeriscono alcuni obblighi amministrativi, semplificano le modalità di segnalazione e creano margini di flessibilità, sebbene ciò generi critiche da parte di associazioni ambientali e osservatori sulla possibile erosione dell’efficacia del regolamento.

Ad aprile 2025 la Commissione ha pubblicato nuove linee guida e FAQ per facilitare l’adempimento, includendo modifiche che permettono agli operatori di presentare una dichiarazione annuale di due diligence piuttosto che doverlo fare per ogni singolo lotto di merce.

Questa semplificazione risponde alle sollecitazioni dal mondo dell’industria, che temeva costi e carichi amministrativi troppo gravosi. Inoltre, il sistema informatico necessario per la gestione delle dichiarazioni e per le verifiche — il cosiddetto “EUDR Information System” — è stato sviluppato e previsto per essere operativo entro il periodo di transizione.

A questo punto arriviamo a notizie recenti, che mettono sotto pressione l’efficacia dell’intero progetto. Nell’autunno del 2025 si è diffusa la proposta da parte della Commissione europea di posticipare ulteriormente l’entrata in vigore effettiva dell’EUDR, citando un “errore informatico” nel sistema di supporto digitale come motivo ufficiale.

Se approvata da Parlamento e Stati membri, questo ulteriore rinvio sposterebbe la scadenza ancora di un anno, alimentando già polemiche tra ambientalisti, imprese e addetti alle filiere agricole. Alcune associazioni di categoria come Confagricoltura e FederlegnoArredo hanno accolto con favore la proposta, sostenendo che serva più tempo per adeguarsi, specialmente per le PMI. Di contro, diversi osservatori avvertono che spostare ancora gli obblighi rischia di indebolire la credibilità dell’UE nella lotta globale alla deforestazione.

Il gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), ad esempio, ha salutato positivamente l’idea del rinvio, affermando che erano necessari aggiustamenti legati all’infrastruttura digitale e che alcune piccole realtà non erano pronte a gestire subito i flussi di dati richiesti.

Il dibattito politico è acceso: da un lato c’è chi teme che continue proroghe compromettano l’efficacia della misura; dall’altro chi sostiene che senza un sistema stabile e funzionante rischierebbe di generarsi caos, contenziosi internazionali e inefficienze che vanificherebbero gli sforzi.

Alcuni Paesi membri e parlamentari propongono anche di introdurre una categoria “zero-risk” (paesi o regioni esenti da obblighi di due diligence) per ridurre la burocrazia nelle relazioni con nazioni ritenute virtuose, ma questa idea ha suscitato opposizione da parte di organizzazioni ambientali che la ritengono una potenziale carica di “scappatoie” normative.

In parallelo, si segnalano spinte per rivedere il sistema di classificazione dei paesi in “low, standard o high risk” — un meccanismo introdotto nel 2025 per alleggerire gli obblighi per importazioni provenienti da zone considerate a basso rischio. Alcuni critici sostengono che quei criteri di valutazione si basino su dati aggregati o troppo datati, e che possano ridurre la responsabilità reale degli operatori.

Intanto, l’industria nei Paesi esportatori osserva con allarme. In Malesia il consiglio dell’olio di palma ha accolto favorevolmente il rinvio, sostenendo che il tempo aggiuntivo è essenziale per affrontare “carenze strutturali e operative” della normativa.

In Indonesia, a seguito dello slittamento, le esportazioni di olio di palma verso l’UE sono previste in crescita, anche grazie a un accordo commerciale recentemente concluso con l’Unione. Questi segnali indicano che i mercati internazionali vedono nel ritardo una finestra per rallentare l’adattamento alle norme più stringenti.

Un cambiamento significativo intervenuto di recente riguarda la modalità di rendicontazione: dove inizialmente si pensava a una dichiarazione per ciascun lotto di prodotto (batch), la Commissione ha deciso di permettere una dichiarazione annuale di due diligence per le merci immesse sul mercato. Questo alleggerimento è stato presentato come un modo per ridurre l’onere amministrativo per le imprese, pur mantenendo gli fini ambientali del regolamento.

Tuttavia, molti ambientalisti e associazioni critiche hanno segnalato che questa modifica rischia di rendere più fiacco il controllo e favorire l’adozione di pratiche opache.

In Italia, la percezione istituzionale è mista. Da un lato, associazioni del settore agricolo e del legno guardano con sollievo ai rinvii, sostenendo che le imprese necessitano di un tempo più ragionevole per adeguarsi alle procedure digitali e ai requisiti di tracciabilità.

Dall’altro, la sensibilità ambientale e la reputazione internazionale dell’Italia — con settori quali il legno, l’arredo, la carta e l’agroindustria importanti nel nostro sistema — rendono centrale l’attenzione sul contenuto e l’efficacia della normativa. In questo contesto, è probabile che le imprese italiane operino una duplice strategia: accelerare internamente i propri sistemi di compliance e al contempo seguire da vicino il dibattito europeo per adeguarsi senza essere prese alla sprovvista.

Ti è piaciuto questo articolo?