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20 Febbraio 2026
Il recepimento italiano della direttiva UE sulla parità salariale

Nel 2023 il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva e la parità salariale, che deve essere recepita da tutti gli Stati membri entro il 7 giugno 2026.
In Italia Il Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 159 del 5 febbraio 2026, ha approvato uno schema di decreto legislativo di 16 articoli per l’attuazione della Direttiva, con obblighi per datori di lavoro pubblici e privati e sanzioni in caso di inadempienze.
La Direttiva mira a rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per “uno stesso lavoro” o “un lavoro di pari valore” attraverso misure vincolanti di trasparenza salariale, di informazione e di rendicontazione delle retribuzioni.
Il presente articolo analizza alcune delle principali novità normative introdotte, in particolare per quanto riguarda:
- Procedure di selezione del personale;
- Diritti di informazione;
- Parità di retribuzione;
- Possibili sanzioni.
Per quanto riguarda le procedure di selezione del personale, la Direttiva introduce regole specifiche di trasparenza retributiva già nella fase di recruitment. Gli annunci di lavoro dovranno contenere l’indicazione della retribuzione o della fascia retributiva prevista e dei criteri utilizzati per il calcolo, mentre ai candidati non potrà essere richiesto di fornire informazioni sulle retribuzioni percepite in precedenti impieghi.
Questa disposizione ha lo scopo di evitare che la storia retributiva di una persona influenzi l’offerta salariale e contribuisca alla perpetuazione di divari.
La Direttiva attribuisce anche diritti di informazione ai lavoratori durante il rapporto di lavoro. Ogni lavoratore potrà richiedere al datore di lavoro informazioni scritte sul proprio livello retributivo e sui livelli medi retributivi per mansioni simili, distinti per genere, e ricevere risposta entro termini prestabiliti (ad esempio entro 60 giorni). Inoltre, le imprese con più di 100 dipendenti dovranno periodicamente redigere un report di monitoraggio del divario retributivo di genere che consenta di individuare eventuali gap salariali e di intervenire per correggerli o motivare le differenze.
Un altro elemento centrale riguarda la valutazione congiunta delle retribuzioni: se in un gruppo di lavoratori si riscontra un divario retributivo ingiustificato superiore al 5% tra donne e uomini, è prevista una valutazione congiunta tra datore di lavoro e rappresentanti dei lavoratori per analizzare le cause e le eventuali misure correttive. Per un approfondimento in tema vi rimandiamo ad un nostro precedente articolo.
Le sanzioni e le conseguenze per i datori di lavoro che non rispettano le regole di trasparenza e parità salariale sono previste dalla normativa di recepimento italiana e si basano su principi di efficacia, proporzionalità e deterrenza. Tali sanzioni possono comprendere ammende, esclusione da appalti pubblici e altri meccanismi previsti dal Codice delle pari opportunità.
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