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29 Maggio 2026
Direttiva UE 2023/970: i nuovi adempimenti sulla trasparenza retributiva

La Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva continua a ridefinire gli obblighi organizzativi delle imprese europee in vista del termine di recepimento fissato al 7 giugno 2026. Avevamo introdotto la tematica con un’analisi preliminare dello schema di Decreto Legislativo approvato preliminarmente a febbraio 2026.
Sul tema degli appalti pubblici e dei criteri premiali legati alla parità di genere ci eravamo già soffermati la scorsa settimana con un approfondimento dedicato agli effetti della normativa europea nelle procedure di affidamento.
Il presente articolo analizza invece gli ulteriori obblighi introdotti dalla disciplina, con particolare attenzione ai nuovi adempimenti in materia di trasparenza salariale, selezione del personale, diritto all’informazione e monitoraggio del gender pay gap.
L’approvazione del decreto legislativo di recepimento della Direttiva UE 2023/970 introduce un sistema strutturato di obblighi destinato a incidere sulle politiche retributive e organizzative delle aziende. Le nuove regole mirano a rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso meccanismi di trasparenza e controllo. Tra le principali novità figura l’obbligo, per i datori di lavoro, di comunicare la fascia retributiva prevista già nella fase di selezione del personale, anche attraverso gli annunci di lavoro o prima del colloquio. Contestualmente viene vietato chiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni percepite nei precedenti rapporti di lavoro.
Le disposizioni intervengono anche sui sistemi interni di gestione delle carriere e delle progressioni economiche. Le imprese dovranno adottare criteri chiari, oggettivi e accessibili relativi alla determinazione delle retribuzioni e agli avanzamenti professionali. I lavoratori avranno inoltre diritto a richiedere informazioni sul proprio livello retributivo individuale e sui livelli medi retributivi, distinti per genere, relativi alle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
Particolare rilievo assume il sistema di reporting sul divario retributivo di genere. Gli obblighi varieranno in funzione delle dimensioni aziendali, secondo i parametri europei utilizzati per la classificazione delle imprese. Le aziende saranno chiamate a monitorare e comunicare i dati relativi al gender pay gap, con la possibilità che scattino procedure di valutazione congiunta delle retribuzioni in presenza di differenze salariali non giustificate. Le informazioni raccolte dovranno essere conservate e rese disponibili agli organismi competenti, rafforzando così i meccanismi di vigilanza e controllo.
Il decreto introduce inoltre un rafforzamento delle tutele giudiziarie per i lavoratori che ritengano violato il principio della parità retributiva. Le imprese potranno essere chiamate a dimostrare l’assenza di discriminazioni salariali e, in caso di violazione, sono previste misure sanzionatorie e risarcitorie. La normativa europea punta, infatti, a superare le difficoltà probatorie che storicamente hanno limitato le azioni in materia di discriminazione retributiva.
La trasparenza salariale, con l’adozione definitiva della Direttiva UE 2023/970, non riguarderà più soltanto gli aspetti formali della comunicazione economica, ma comporterà una revisione più ampia delle modalità con cui vengono definiti ruoli, progressioni di carriera e criteri di valutazione del lavoro all’interno delle organizzazioni.
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