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26 Settembre 2025

Verso un nuovo incentivo per la Transizione Digitale e Green delle imprese

Verso un nuovo incentivo per la Transizione Digitale e Green delle imprese

Nella cornice della prossima Legge di Bilancio 2026, il Governo italiano sta lavorando a una nuova Riforma strutturale degli incentivi per l’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale delle imprese. L’obiettivo è ambizioso: superare le attuali misure separate di Transizione 4.0 e 5.0 per introdurre un incentivo unico, più semplice, efficace e strutturalmente finanziato a livello nazionale.

La conferma arriva direttamente dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), Adolfo Urso, che – intervenendo al Forum Thea di Cernobbio – ha annunciato l’intenzione dell’esecutivo di dar vita a un nuovo strumento agevolativo, capace di sostenere in modo integrato la transizione digitale e green del tessuto produttivo italiano.

La Riforma parte da una consapevolezza: il credito di imposta previsto dal Piano Transizione 5.0 non ha ottenuto i risultati attesi. L’effetto è infatti stato limitato, nonostante le risorse previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), a causa di diversi fattori:

  • complessità burocratica: la Misura richiede numerosi adempimenti e certificazioni tecniche, spesso poco accessibili per le P.M.I.;

 

  • vincoli ambientali stringenti: essendo legato al PNRR, il Piano 5.0 deve rispettare il principio “Do No Significant Harm” (DNSH), che esclude numerosi settori energivori, come ceramica, siderurgia e chimica, proprio quelli che avrebbero bisogno di investire in tecnologie per la decarbinizzazione;

 

  • bassa flessibilità operativa: la Misura non è stata in grado di adattarsi alla varietà dei modelli produttivi e alle esigenze specifiche delle imprese.

Al contrario, il precedente Piano Transizione 4.0 – attivo prima dell’introduzione del 5.0 – era stato molto più efficace, grazie a una maggiore semplicità di accesso e alla possibilità di ottenere benefici fiscali per l’acquisto di macchinari e software interconnessi, fondamentali per l’innovazione dei processi produttivi.

La nuova proposta per il 2026 punta a concentrare le risorse in una sola misura agevolativa, finanziata con fondi nazionali e non più vincolata ai criteri rigidi del PNRR. Questo consentirebbe di: i) aumentare la platea dei beneficiari, includendo anche le imprese attualmente escluse; ii) snellire le procedure, superando l’attuale frammentazione burocratica; iii) modulare gli incentivi in base alla tipologia di investimento: ad esempio, prevedendo una base standard per l’acquisto di beni strumentali digitali (come avveniva in Transizione 4.0), con un potenziamento del beneficio per chi investe anche in tecnologie che migliorano l’efficienza energetica o riducono l’impatto ambientale (secondo l’appoccio 5.0).

Questa struttura modulare favorirebbe la c.d. twin transition, ovvero la trasformazione digitale e sostenibile in parallelo, ormai considerata un elemento chiave per la competitività futura delle imprese.

Uno degli aspetti più attesi riguarda l’eventuale reinserimento degli incentivi per i beni immateriali, come i software evoluti. La Manovra 2025, infatti, aveva limitato l’accesso ai crediti di imposta per l’acquisto di software, suscitando forti critiche da parte delle Associazioni di Categoria. Oggi, con l’avanzare di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale, l’automazione e l’analisi avanzata dei dati, molte imprese chiedono un aggiornamento delle Misure, che tenga conto del valore strategico degli strumenti digitali, non solo hardware, ma anche software.

Al momento non sono ancora disponibili i dettagli ufficiali sul funzionamento della nuova Misura, ma dalle prime dichiarazioni emerge una chiara volontà politica di superare le inefficienze del sistema attuale, puntando su un modello più aderente alla realtà produttiva italiana.

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