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17 Aprile 2026

Transizione 5.0 2026: verso l’operatività. Cosa cambia davvero per le imprese

Transizione 5.0 2026: verso l’operatività. Cosa cambia davvero per le imprese

La Transizione 5.0 si avvia a diventare pienamente operativa.

Il provvedimento è stato trasmesso al Ministero dell’Economia e, come dichiarato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, potrebbe diventare pienamente operativo già nel prossimo mese. Un passaggio atteso dal sistema produttivo, che negli ultimi mesi ha vissuto una fase di forte incertezza normativa.

L’impianto della misura si configura come strutturale e di medio periodo: nella versione basata sull’iperammortamento, Transizione 5.0 accompagnerà le imprese fino a settembre 2028, offrendo quindi un orizzonte temporale stabile per la pianificazione degli investimenti. Un elemento chiave, soprattutto per le PMI, che necessitano di visibilità e continuità per sostenere percorsi di innovazione tecnologica e transizione energetica.

Negli ultimi due anni, tra Transizione 5.0 e Industria 4.0, sono stati mobilitati oltre 10 miliardi di euro di incentivi, con ulteriori risorse già stanziate per il prossimo triennio. Tuttavia, il percorso non è stato lineare. Il ridimensionamento iniziale del credito d’imposta ha infatti generato un rallentamento nella fiducia delle imprese, incidendo sulla programmabilità degli investimenti.

Il recente intervento normativo segna un’inversione di rotta significativa.

Il ripristino quasi totale delle misure – con incentivi fino al 90% per i beni strumentali e al 100% per il fotovoltaico, insieme a un rafforzamento dell’iperammortamento fino a 9,7 miliardi di euro – riattiva condizioni favorevoli per investimenti in digitalizzazione e sostenibilità. Un risultato ottenuto anche grazie a un’intensa mobilitazione del sistema industriale e a un dialogo costruttivo tra imprese e istituzioni.

Sul piano tecnico, il DL n. 38/2026 e le successive modifiche introdotte dal DL 42/2026 hanno ridefinito alcuni aspetti cruciali. Tra le novità più rilevanti, spicca l’eliminazione del vincolo “Made in EU” per i beni agevolabili tramite iperammortamento, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026. Questa modifica amplia in modo significativo la platea degli investimenti incentivabili, aumentando la flessibilità per le imprese. Resta invece il vincolo europeo per gli impianti fotovoltaici, che continuano a essere agevolabili solo in presenza di specifici requisiti di produzione e di efficienza. Parallelamente, sono state riviste le aliquote del credito d’imposta per alcune categorie di imprese, mentre viene confermata la copertura al 100% per gli investimenti in fonti rinnovabili già validamente prenotati.

Nonostante i passi avanti, alcuni elementi restano ancora in attesa di chiarimento.

La piena operatività della misura dipende infatti dalla pubblicazione del Decreto Attuativo del MIMIT e dall’apertura della Piattaforma GSE, strumenti indispensabili per la gestione delle domande e per definire aspetti operativi come gli scaglioni di investimento, la cumulabilità con il piano Transizione 4.0 e il trattamento dei software in cloud.

Le prossime settimane saranno quindi decisive.

Per le imprese, è il momento di prepararsi: analizzare i propri piani di investimento, valutare le opportunità offerte dagli incentivi e farsi trovare pronti all’apertura delle misure. Perché, questa volta, il tempo per agire potrebbe essere molto più rapido del previsto.

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