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25 Settembre 2026
Public Procurement Act: verso una nuova stagione per gli appalti pubblici europei

La Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento destinata a riordinare la disciplina degli appalti pubblici e delle concessioni nell’Unione: il cosiddetto Public Procurement Act.
La proposta, identificata come COM(2026) 590, mira a sostituire le tre direttive europee oggi centrali in materia — direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE — con un quadro normativo unico direttamente applicabile negli Stati membri. Il testo è ancora una proposta e dovrà quindi seguire l’iter legislativo europeo prima di poter produrre effetti vincolanti.
Il Public Procurement Act intende trasformare gli appalti in una leva più efficace di investimento pubblico.
Gli obiettivi principali sono:
- semplificare le procedure per le stazioni appaltanti;
- ridurre gli oneri amministrativi per imprese e amministrazioni;
- migliorare l’accesso alle opportunità di gara, anche transfrontaliere;
- favorire la partecipazione delle PMI;
- promuovere innovazione, sostenibilità e resilienza delle catene di approvvigionamento;
- rafforzare la trasparenza e la prevenzione delle irregolarità;
- garantire un migliore rapporto tra qualità e prezzo.
In questa prospettiva, l’appalto pubblico non viene più considerato soltanto come uno strumento per acquistare beni, servizi o lavori al minor costo possibile. Diventa piuttosto una componente della politica industriale europea, capace di sostenere la competitività del mercato unico e l’autonomia strategica dell’Unione.
Uno degli interventi più significativi riguarda l’architettura procedurale. L’articolo 31 della proposta individua tre procedure fondamentali:
- la procedura aperta;
- la procedura dinamica;
- la procedura per l’innovazione.
Il nuovo impianto dovrebbe rendere più leggibile il sistema e ridurre la sovrapposizione tra modelli procedurali diversi. Sono inoltre previste modalità speciali nei casi espressamente individuati dal regolamento, comprese le situazioni di estrema urgenza legate a emergenze o crisi.
La semplificazione, tuttavia, non significa soltanto ridurre il numero delle procedure. Significa anche consentire alle amministrazioni di scegliere strumenti più coerenti con l’oggetto dell’appalto, con il livello di complessità tecnica e con gli obiettivi strategici da perseguire.
Un ulteriore asse della riforma riguarda la digitalizzazione.
La Commissione punta a superare la frammentazione degli attuali sistemi di eProcurement, favorendo una maggiore interoperabilità delle piattaforme e una disponibilità più uniforme dei dati sulle procedure.
Una digitalizzazione più omogenea potrebbe produrre benefici sia per le amministrazioni sia per gli operatori economici: meno duplicazioni documentali, maggiore tracciabilità, accesso più semplice alle informazioni e strumenti più efficaci per il controllo della spesa.
La governance dovrebbe inoltre assumere un ruolo più centrale, attraverso un rafforzamento delle attività di monitoraggio, supervisione e prevenzione delle pratiche irregolari.
Per l’ordinamento italiano, la proposta si inserisce in un quadro oggi disciplinato principalmente dal D.Lgs. n. 36/2023, il Codice dei contratti pubblici.
È ancora presto per valutare l’impatto definitivo sul sistema nazionale, poiché molto dipenderà dal testo finale del regolamento, dall’eventuale periodo transitorio e dai successivi interventi di coordinamento. È però ragionevole attendersi una revisione significativa delle regole, delle prassi operative e degli strumenti digitali utilizzati dalle stazioni appaltanti e dalle imprese.
Per le amministrazioni sarà fondamentale prepararsi a una gestione più strategica degli acquisti, fondata su programmazione, analisi del mercato e capacità di valorizzare innovazione e sostenibilità.
Per gli operatori economici, la riforma potrebbe tradursi in nuove opportunità, ma anche nella necessità di monitorare con maggiore attenzione le gare europee, adeguare i processi interni e dimostrare non soltanto la convenienza economica dell’offerta, ma anche il valore complessivo della soluzione proposta.
Il Public Procurement Act rappresenta un possibile passaggio decisivo verso un sistema europeo degli appalti più semplice, digitale e orientato agli obiettivi strategici.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra flessibilità e certezza delle regole, tra apertura del mercato e tutela degli interessi economici europei, tra semplificazione delle procedure e solidità dei controlli.
Per stazioni appaltanti e imprese, il momento è quindi opportuno per iniziare a monitorare l’evoluzione della proposta e valutarne in anticipo le possibili ricadute organizzative e operative.
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