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22 Maggio 2026
PA e Intelligenza Artificiale: a che punto è la Trasformazione Digitale?

La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana è entrata in una fase decisiva: dopo l’accelerazione impressa dagli investimenti del PNRR, oggi la sfida non è più soltanto introdurre nuove tecnologie, ma renderle strutturali, integrate e sostenibili nel tempo. L’obiettivo è duplice: semplificare il rapporto tra cittadini, imprese e amministrazioni e migliorare l’efficacia dei servizi pubblici.
In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale (I.A.) si candida a diventare una leva strategica.
A fotografare lo stato attuale della digitalizzazione della PA italiana è un recente studio di Accenture dedicato alla trasformazione dei servizi pubblici nell’era dell’I.A. La ricerca, condotta su un campione di 7.000 cittadini e 4.000 lavoratori del settore pubblico in n. 14 Paesi, tra cui l’Italia, evidenzia un sistema in evoluzione ma ancora caratterizzato da un significativo divario tra le aspettative dei cittadini e la capacità di risposta delle Amministrazioni.
In Italia il 52% dei cittadini dichiara di voler aumentare nei prossimi anni il livello di interazione digitale con la PA. Tuttavia, solo il 40% afferma di avere piena fiducia nell’utilizzo dell’I.A. da parte delle Amministrazioni. Un dato che dimostra come la trasformazione digitale non possa limitarsi all’adozione di nuove piattaforme o strumenti tecnologici, ma richieda un approccio più ampio, capace di coniugare innovazione, trasparenza e semplicità d’uso.
L’esperienza digitale dei servizi pubblici viene giudicata positivamente dal 46% degli italiani, ma persistono ancora molte criticità: il 55% dei cittadini segnala difficoltà nell’orientarsi tra siti e procedure online, mentre il 34% manifesta diffidenza verso la tecnologia o preoccupazioni legate alla sicurezza dei dati. Sicurezza, trasparenza e semplicità dell’autenticazione sono considerate le caratteristiche più importanti nell’utilizzo dei servizi pubblici digitali.
Anche sul fronte delle aspettative emerge una richiesta chiara: i cittadini vogliono servizi semplici, accessibili e personalizzati, senza rinunciare al supporto umano nei casi più complessi. Non a caso, il 76% degli italiani preferisce poter interagire con un operatore quando le richieste richiedono maggior assistenza.
Secondo lo studio, il 59% dei dipendenti pubblici ritiene che l’I.A. possa ridurre il carico di lavoro automatizzando attività ripetitive e liberando tempo per attività a maggior valore aggiunto. Tuttavia, il percorso di adozione è ancora agli inizi: solo il 17% dei lavoratori pubblici utilizza frequentemente strumenti basati sull’I.A., mentre il 38% non li utilizza mai.
Le principali difficoltà restano legate alla formazione e all’organizzazione. Il 29% degli intervistati segnala infatti la mancanza di competenze adeguate, mentre un ulteriore 29% evidenzia la complessità derivante dal continuo cambiamento dei processi. Più in generale, soltanto il 35% delle PA investe in modo significativo nello sviluppo delle competenze legate all’I.A. e appena il 28% registra risultati concreti nel miglioramento dell’esperienza utente.
La direzione appare ormai tracciata. La vera sfida non sarà soltanto introdurre l’I.A. nella PA, ma farlo in modo trasparente, sicuro e inclusivo, trasformando la tecnologia in uno strumento concreto per offrire servizi pubblici più efficaci e realmente vicini alle esigenze dei cittadini.
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