-
Blog
26 Giugno 2026
Intelligenza Artificiale e Pubblica Amministrazione: l’Italia entra nella fase attuativa dell’AI Act

Con l’approvazione, in esame preliminare, dei due schemi di Decreto Legislativo da parte del Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026, l’Italia compie un ulteriore passo nell’attuazione della Legge n. 132/2025 e del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), definendo il primo quadro organico nazionale dedicato all’impiego dell’Intelligenza Artificiale nei principali settori della vita pubblica ed economica. Il nuovo impianto normativo conferma un principio destinato a orientare l’intera trasformazione digitale del Paese: l’innovazione deve essere promossa, ma sempre all’interno di una cornice antropocentrica, nella quale la tecnologia rappresenta uno strumento di supporto alle decisioni e non un sostituto della responsabilità umana.
Se il provvedimento interviene su numerosi ambiti – dalla scuola al lavoro, dalla sanità alla giustizia – è soprattutto la Pubblica Amministrazione a rappresentare uno dei principali destinatari della riforma. L’obiettivo è favorire un utilizzo dell’IA capace di migliorare l’organizzazione degli uffici, semplificare i procedimenti amministrativi, rafforzare la gestione documentale e rendere più efficienti i servizi rivolti a cittadini e imprese. L’intelligenza artificiale viene quindi configurata come una leva per la creazione di valore pubblico, chiamata a sostenere la trasformazione digitale senza compromettere trasparenza, imparzialità e tutela dei diritti.
Uno degli elementi di maggiore interesse riguarda la formazione del personale pubblico, individuata come condizione essenziale per un impiego consapevole delle nuove tecnologie. Il decreto prevede percorsi differenziati rivolti a dipendenti, dirigenti, responsabili della transizione digitale e uffici del personale, finalizzati non soltanto all’apprendimento degli strumenti tecnologici, ma anche alla comprensione dei loro limiti, dei possibili bias algoritmici, degli aspetti di protezione dei dati, della cybersicurezza e delle responsabilità connesse al loro utilizzo. In questa prospettiva, la formazione diventa parte integrante della strategia di modernizzazione della Pubblica Amministrazione e non un semplice aggiornamento tecnico.
Il Ministero per la Pubblica Amministrazione assume un ruolo di indirizzo e coordinamento nell’individuazione dei fabbisogni formativi, nella definizione delle priorità e nella promozione di percorsi comuni tra amministrazioni centrali e territoriali, mentre la Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA) sarà chiamata a tradurre tali indirizzi in programmi strutturati e aggiornati. L’obiettivo è evitare un’adozione frammentata dell’intelligenza artificiale e favorire una crescita omogenea delle competenze lungo tutto il settore pubblico.
Accanto allo sviluppo delle competenze, il provvedimento ribadisce un principio fondamentale: la supervisione umana deve rimanere al centro dei processi decisionali. L’intelligenza artificiale potrà supportare analisi, elaborazioni documentali, programmazione e organizzazione delle attività amministrative, ma la responsabilità finale delle decisioni continuerà ad appartenere ai funzionari e ai dirigenti pubblici. La tecnologia, quindi, non sostituisce il decisore pubblico, ma ne rafforza la capacità operativa, garantendo che ogni scelta rimanga comprensibile, verificabile e imputabile a una persona fisica.
Il nuovo quadro normativo rafforza inoltre la governance nazionale dell’IA, individuando nell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e nell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) le principali autorità competenti per l’attuazione dell’AI Act. Ad AgID sono attribuite funzioni di notifica, innovazione e conformità, mentre ACN svolgerà attività di vigilanza, controllo e cybersicurezza, in coordinamento con le altre autorità competenti, tra cui il Garante per la protezione dei dati personali, Banca d’Italia, CONSOB e IVASS. Questo assetto mira a garantire un sistema di controllo coerente con il quadro europeo e capace di accompagnare amministrazioni e operatori economici nell’adozione di sistemi affidabili e sicuri.
Per le amministrazioni pubbliche si apre ora una fase eminentemente operativa. L’introduzione dell’intelligenza artificiale richiederà la mappatura dei sistemi già utilizzati, la valutazione dei livelli di rischio, l’aggiornamento delle procedure organizzative, una maggiore attenzione ai rapporti con i fornitori di tecnologie digitali e l’investimento continuo nelle competenze del personale. Solo attraverso una governance efficace sarà possibile coniugare innovazione tecnologica, qualità dei servizi e tutela dei diritti fondamentali.
L’attuazione della normativa rappresenta dunque un passaggio decisivo nel percorso di trasformazione digitale del settore pubblico italiano. La sfida non consiste semplicemente nell’introdurre nuovi strumenti tecnologici, ma nel costruire una Pubblica Amministrazione capace di utilizzare l’Intelligenza Artificiale in modo responsabile, trasparente e orientato al miglioramento dell’azione amministrativa, mantenendo sempre centrale il ruolo della persona e il principio di responsabilità pubblica.
Ti è piaciuto questo articolo?

