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15 Maggio 2026
Il ricondizionato entra negli appalti pubblici. Una sfida tra economia circolare e affidabilità della prestazione

I nuovi CAM ICT introdotti dal decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica segnano un passaggio importante nel modo di concepire gli acquisti pubblici nel settore tecnologico. Per la prima volta, infatti, il ricorso a dispositivi ricondizionati non viene soltanto incoraggiato, ma entra in modo strutturale nella logica del procurement pubblico, fino alla previsione di quote minime di approvvigionamento.
La scelta è coerente con gli obiettivi di economia circolare.
Estendere la vita utile dei dispositivi, ridurre la produzione di rifiuti elettronici, contenere il consumo di materie prime ed energia.
Tuttavia, proprio perché il ricondizionato esce da una dimensione residuale e diventa parte integrante delle future gare pubbliche, emergono alcune questioni operative che le stazioni appaltanti dovranno affrontare con attenzione.
La prima riguarda la definizione stessa di “ricondizionato”. Non tutti i processi di rigenerazione garantiscono infatti gli stessi livelli qualitativi, di affidabilità o di durata residua del prodotto. Di conseguenza, la costruzione delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali diventa decisiva per evitare il rischio che il criterio ambientale si traduca in un abbassamento della qualità della prestazione.
Un secondo profilo riguarda le garanzie, la manutenzione e l’assistenza tecnica.
Nei contratti pubblici ICT, il valore del dispositivo non dipende solo dalla fornitura iniziale, ma dalla continuità di funzionamento e dalla capacità di assicurare efficienza nel tempo. Per questo motivo, il tema del ricondizionato non può essere affrontato esclusivamente in chiave ambientale, ma richiede una valutazione integrata tra sostenibilità, affidabilità tecnica e gestione del ciclo di vita.
Anche il rapporto tra prezzo e qualità sarà centrale. Il rischio, infatti, è che il mercato interpreti il ricondizionato come semplice leva di riduzione dei costi, anziché come strumento di sostenibilità qualificata. In realtà, l’obiettivo dei nuovi CAM sembra essere diverso. Promuovere un modello di acquisto pubblico più maturo, in cui il valore del bene non coincide con la sua “novità”, ma con la sua capacità di garantire una prestazione efficiente e durevole.
In questo senso, il ricondizionato rappresenta probabilmente una delle sfide più interessanti dei prossimi anni nel settore degli appalti pubblici. Perché impone un cambio di prospettiva. Passare dalla logica del consumo rapido a quella della gestione responsabile del ciclo di vita dei prodotti. Ma per farlo serviranno capitolati più evoluti, controlli più consapevoli e una maggiore capacità tecnica nella gestione delle procedure di gara e della fase esecutiva.
La sostenibilità, ancora una volta, non si giocherà soltanto nella scelta del criterio ambientale, ma nella qualità concreta della sua applicazione.
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