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03 Luglio 2026

Dopo la bocciatura del diritto di prelazione serve un nuovo equilibrio per i PPP

Dopo la bocciatura del diritto di prelazione serve un nuovo equilibrio per i PPP

Il Partenariato Pubblico Privato (PPP) è uno strumento da preservare, una risorsa che consente alle Pubbliche Amministrazioni di realizzare interventi complessi e innovativi, spesso non attuabili con le sole risorse e competenze interne. In particolare, il project financing valorizza l’apporto dell’operatore economico privato sin dalla fase di ideazione e progettazione preliminare, trasferendo su quest’ultimo una parte rilevante del rischio imprenditoriale e dello sforzo progettuale iniziale. 

Proprio per incentivare tale contributo e tutelare il promotore, l’Art. 193 del Codice dei contratti pubblici gli riconosceva, in caso di mancata aggiudicazione, il diritto di prelazione, ossia la possibilità di adeguare la propria offerta a quella del miglior offerente e ottenere la concessione. Tuttavia, questo meccanismo deve oggi essere ricostruito in modo compatibile con il diritto europeo così come stabilito lo scorso 5 febbraio dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la quale ha espresso il contrasto dell’Art.193 con i principi di libera circolazione e di parità di trattamento (Causa C-810/24). 

La riscrittura dell’Art. 193, al momento al vaglio di un gruppo interistituzionale presso il Ministero delle Infrastrutture, sembra dunque orientata a escludere il ritorno della prelazione superando ogni vantaggio automatico in favore di chi presenta per primo la proposta.  

Mantenendo salde le premesse sull’importanza di questo strumento, è importante chiarire, come punto di partenza, la natura fortemente eterogenea del Partenariato Pubblico Privato al cui interno comprende: lavori, servizi, progetti innovativi, interventi strategici nazionaliiniziative localiElementi che impongono il superamento di un modello unico e rigido della procedura. 

L’ipotesi ad oggi più percorribile sembra essere orientata al modello tedesco che prevede una disciplina legislativa aperta affiancata da linee guida attuative, consultabili da stazioni appaltanti e amministrazioni, in riferimento alle diverse casistiche possibili. 

Sono due le principali ipotesi individuate per rispettare la normativa europea e preservare le procedure PPP; la prima soluzione riguarda l’istituzione di un mercato delle offerte, ossia, uno spazio nel quale la Pubblica Amministrazione possa confrontare diverse offerte prima di decidere quale scegliere. La seconda ipotesi riguarda la formulazione di procedure a fisarmonica che possano adattarsi a seconda della complessità della casistica in esame. 

Diversi sono i temi ancora sul tavolo da esaminare: dagli incentivi economici ai criteri preliminari di valutazione da utilizzareQuesto percorso complesso e ancora in fase preliminare deve coordinare due interessi importanti, da un lato l’attore pubblico che necessita di progetti solidi e sostenibili; dall’altro lato l’attore privato che deve avere garanzie di valorizzazione. La sfida, oggi, non è sostituire la prelazione con un nuovo automatismo, ma costruire un equilibrio più maturo: regole chiare, procedure flessibili e strumenti capaci di premiare davvero la qualità delle proposte. Solo così il PPP potrà continuare a essere una leva concreta di innovazione, investimento e buona amministrazione. 

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