-
Blog
26 Giugno 2026
Decreto Primo Maggio: salario giusto, TEC e incentivi

Con il voto del Senato del 24 giugno 2026 si è chiusa la fase parlamentare della conversione del Decreto Primo Maggio, il Decreto Legge 30 aprile 2026, n. 62, dedicato a salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto del caporalato digitale. Il provvedimento è stato approvato a Palazzo Madama con 94 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astensioni, dopo il passaggio alla Camera del 10 giugno.
Avevamo introdotto l’argomento alla vigilia del 1° maggio 2026 con un articolo dedicato, in fase di presentazione del Decreto al Parlamento.
Il decreto, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 99 del 30 aprile 2026 ed entrato in vigore il 1° maggio 2026, interviene su più piani: incentivi per l’occupazione stabile, disciplina del salario giusto, monitoraggio delle retribuzioni, rinnovi dei contratti collettivi, lavoro tramite piattaforme digitali e alcune ulteriori misure di carattere organizzativo e previdenziale. Il Ministero del Lavoro aveva presentato il provvedimento come un intervento dedicato alla promozione dell’occupazione, al ruolo della contrattazione collettiva e al contrasto delle nuove forme di sfruttamento legate all’intermediazione digitale.
Il punto più rilevante, anche sul piano del dibattito pubblico, riguarda il cosiddetto “salario giusto”. Il decreto non introduce un salario minimo legale espresso in una cifra unica nazionale, ma collega l’adeguatezza della retribuzione alla contrattazione collettiva. In particolare, il trattamento economico complessivo deve essere individuato prendendo a riferimento i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. La scelta si colloca nel quadro dell’articolo 36 della Costituzione e dialoga con la direttiva europea sui salari minimi adeguati, che valorizza anche la contrattazione collettiva come strumento di tutela retributiva.
Nel corso dell’iter parlamentare è stata precisata anche la nozione di trattamento economico complessivo, il TEC. Secondo le ricostruzioni specialistiche sul testo approvato, vi rientrano le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese mensilità aggiuntive, indennità fisse e continuative e prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti. Restano invece escluse le componenti discrezionali e variabili attribuite al singolo lavoratore. Questa definizione è centrale perché il rispetto del salario giusto diventa anche condizione per accedere ai nuovi benefici collegati all’occupazione.
Il capitolo degli incentivi riguarda soprattutto le assunzioni a tempo indeterminato e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Il decreto prevede misure per donne, giovani, lavoratori nelle aree ZES e trasformazioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, con limiti temporali, condizioni soggettive e tetti di spesa monitorati dall’INPS. Il Ministero del Lavoro ha indicato uno stanziamento complessivo di 934 milioni di euro destinato, tra l’altro, ad assunzioni stabili entro il 31 dicembre 2026 e a trasformazioni di rapporti di lavoro a termine.
La conversione ha ampliato il perimetro degli interventi anche oltre i tre nuclei principali. Tra le modifiche segnalate figurano il limite alla durata dei tirocini extracurriculari nello stesso gruppo di imprese, il Tutor per la sostenibilità economica, alcune tutele per lavoratori con disabilità, disposizioni sulla contrattazione collettiva di prossimità, regole su distacco per salvaguardia occupazionale e continuità produttiva, nonché interventi sulla somministrazione di lavoro. Si tratta di misure eterogenee, che richiederanno una lettura coordinata del testo definitivo una volta pubblicato.
Continueremo la trattazione dell’argomento e la disamina del Decreto Legge convertito nelle prossime settimane.
Ti è piaciuto questo articolo?

