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06 Febbraio 2026
Come il Procurement Pubblico dovrebbe pensare all’AI

Quest’articolo è stato originariamente pubblicato in lingua inglese sul sito di ISG. La versione originale è disponibile al seguente link.
L’innovazione tecnologica non è più confinata a specifici settori o nicchie di mercato e le Pubbliche Amministrazioni non possono più limitarsi a essere semplici spettatrici; al contrario, sono gli attori centrali nel definire come queste tecnologie vengano implementate, governate e valorizzate.
Tradizionalmente, il settore pubblico ha esercitato due funzioni principali in relazione all’innovazione.
La prima è quella di Regolatore. Questo ruolo è particolarmente cruciale nel caso dell’Intelligenza Artificiale (IA), dove la necessità di garanzie etiche, di un approccio human-centric e di una solida gestione dei rischi è fondamentale – una priorità oggi cristallizzata nell’AI Act dell’Unione Europea, il primo tentativo al mondo di regolamentare l’IA in modo completo.
La seconda funzione è quella di Acceleratore. Attraverso meccanismi di finanziamento, schemi di incentivazione e programmi di supporto mirati, i governi hanno la capacità di stimolare l’adozione delle tecnologie e di scalare l’innovazione oltre ciò che il solo settore privato potrebbe ottenere. Allocando strategicamente le risorse, il settore pubblico contribuisce a garantire che i benefici tecnologici siano distribuiti in modo ampio, anzicché concentrarsi nelle mani di pochi.
Tuttavia, negli ultimi anni è emerso con crescente rilevanza un terzo ruolo: quello di Utilizzatore di tecnologia.
L’USO DELLA TECNOLOGIA NEL SETTORE PUBBLICO EUROPEO
Sempre più Amministrazioni pubbliche stanno adottando e integrando tecnologie avanzate nelle proprie attività quotidiane. Dai servizi pubblici digitali ai processi decisionali basati sui dati, i governi stanno sperimentando strumenti in grado di migliorare efficienza, trasparenza e coinvolgimento dei cittadini.
Questi tre ruoli – Regolatore, Acceleratore e Utilizzatore – definiscono una relazione sempre più complessa tra settore pubblico e tecnologia. I governi stanno infatti contribuendo attivamente a plasmare la traiettoria del cambiamento tecnologico.
In questo contesto, il procurement riveste un ruolo cruciale. Gli appalti pubblici rappresentano infatti uno degli strumenti più potenti a disposizione dei governi: non sono più un mero esercizio amministrativo, ma un vero e proprio strumento di policy. Adottando l’IA in modo responsabile, ad esempio, le Amministrazioni possono fungere da modello di buone pratiche e inviare segnali forti al mercato, incoraggiando gli operatori privati ad adottare standard analoghi in termini di sicurezza, responsabilità e trasparenza. L’IA può trasformare radicalmente il modo in cui le Amministrazioni acquistano beni e servizi, monitorano la conformità, individuano inefficienze e gestiscono catene di fornitura sempre più complesse.
L’Europa è in prima linea nel definire come la tecnologia possa essere messa al servizio dell’interesse pubblico. Attraverso iniziative come l’AI Act, il Programma Europa Digitale e la Strategia Europea sui Dati, l’Unione Europea ha posto le basi per un approccio distintivo all’innovazione – capace di coniugare competitività e responsabilità, progresso e tutela dei diritti fondamentali.
SEI MODI IN CUI L’IA PUÒ ESSERE APPLICATA AL PROCUREMENT PUBBLICO
Le Amministrazioni pubbliche europee stanno ora traducendo questi principi in pratica, dimostrando che la trasformazione digitale può promuovere non solo l’efficienza, ma anche fiducia, equità e inclusione. Diversi Paesi europei, tra cui Finlandia ed Estonia, sono all’avanguardia nell’applicazione dell’IA agli appalti pubblici.
Di seguito alcune modalità attraverso cui le Amministrazioni possono rafforzare le funzioni di procurement grazie all’IA:
1) Analisi e valutazione: i contratti pubblici generano un’enorme quantità di dati e l’IA può aiutare le Amministrazioni a individuare pattern significativi, anticipare la domanda futura e verificare l’accuratezza delle informazioni presenti nelle piattaforme di procurement. Può monitorare i documenti di gara per garantire maggiore chiarezza e qualità del linguaggio. Alcuni governi si stanno già muovendo in questa direzione. In Corea del Sud, un progetto pilota ha applicato il deep learning per prevedere la domanda annuale di prodotti da parte del governo, basandosi su oltre 10 milioni di record del sistema di gestione dei prodotti. In Finlandia, Hansel Oy, la centrale di acquisto del governo – ha sviluppato una piattaforma per analizzare i prezzi in modo più efficace, offrendo un database di costi storici e applicazioni avanzate di cost-engineering;
2) Categorizzazione della spesa pubblica: automatizzando la classificazione della spesa pubblica, i governi possono prevenire irregolarità, ridurre il rischio di frodi e corruzione e garantire che il procurement operi in modo trasparente e affidabile. I sistemi di classificazione basati sull’IA raggiungono tassi di accuratezza stimati intorno al 97%. In Ucraina, la Piattaforma ProZorro utilizza machine learning per prevedere automaticamente il corretto Codice CPV (Common Procurement Vocabulary) sulla base delle informazioni di gara, facendo risparmiare tempo ai funzionari, ampliando la partecipazione dei fornitori e favorendo una concorrenza più equa. In Australia, una centrale di acquisto ha sviluppato lo strumento “AI Caity” per classificare i dati di spesa secondo la tassonomia degli appalti pubblici. Un’attività che prima richiedeva l’elaborazione manuale di oltre 2 milioni di transazioni ogni sei mesi è ora completamente automatizzata, liberando risorse per attività a maggior valore aggiunto;
3) Lotta alla corruzione: elaborando enormi volumi di dati sugli appalti e individuando schemi complessi, l’IA può aiutare le Autorità a concentrare l’attenzione sui casi davvero rilevanti. Ciò consente di passare da indagini reattive a una prevenzione proattiva della corruzione, utilizzando la tecnologia per far emergere rischi che altrimenti resterebbero nascosti. Le poste in gioco sono elevate: secondo il Fondo Monetario Internazionale, la corruzione costa ai governi di tutto il mondo tra 1.500 e 2.000 miliardi di dollari ogni anno. Diversi Paesi hanno già iniziato a utilizzare l’IA in questo ambito. In Brasile, strumenti come ALICE, che segnala automaticamente anomalie nelle offerte, MONICA, che fornisce visibilità sui dati di procurement, e SOFIA, che analizza i report per individuare errori e correlazioni sospette, sono stati introdotti per rafforzare i controlli. In Ucraina, la piattaforma DoZorro ha ottenuto risultati significativi nell’identificazione di gare ad alto rischio: durante la fase di beta-test ha individuato il 26% in più di casi di selezione errata del vincitore, il 37% in più di esclusioni ingiustificate e quasi il 300% in più di casi di collusione tra offerenti. Questi esempi dimostrano come l’IA possa essere utilizzata non solo per migliorare l’efficienza, ma anche per tutelare l’integrità del procurement pubblico;
4) Redazione dei documenti di gara: basandosi su benchmark ed esperienze pregresse, gli strumenti di IA possono supportare la preparazione di modelli standardizzati e garantire che i requisiti siano formulati nel modo più chiaro e semplice possibile. Ciò riduce il carico amministrativo per gli Enti e rende le procedure più accessibili e comprensibili per gli operatori, favorendo una partecipazione più ampia e una concorrenza più equa. Negli Stati Uniti, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani ha lanciato il progetto “HHS Accelerate”, che fornisce ai funzionari raccomandazioni mirate sulle clausole standard da includere nei documenti di gara. Questo approccio snellisce i processi, assicura coerenza e consente al personale di concentrarsi sugli aspetti strategici del procurement piuttosto che su quelli amministrativi;
5) Chatbot: gestendo le domande più frequenti, questi strumenti liberano tempo per il personale e permettono ai dipendenti di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto. La tipologia più semplice, i Chatbot “FAQ”, comprendono richieste comuni e forniscono risposte predefinite. Gli “Assistenti Virtuali” vanno oltre, rispondendo alle domande ed eseguendo anche azioni di base. Ancora più avanzati sono gli “Agenti Virtuali”, in grado di sostenere dialoghi complessi e di sostituire efficacemente il personale umano in funzioni specifiche. Un esempio significativo è Procurement Answers and Information Guided Experience, sviluppato dalla Città di San Francisco per rispondere a circa 1.000 domande legate al procurement, attingendo a una base di conoscenza composta da circa 400 risposte predefinite;
6) Automazione dei processi ripetitivi: l’analisi di immagini e video, ad esempio, offre opportunità rilevanti per il monitoraggio dei fornitori. Gli algoritmi possono individuare difetti, valutare rischi e identificare aree di miglioramento della qualità dei prodotti – attività che altrimenti richiederebbero un notevole impegno umano. Passi concreti sono già in corso in questa direzione. In Finlandia, la Tesoreria dello Stato si prepara a utilizzare l’IA per automatizzare l’elaborazione delle fatture. Il sistema è in grado di analizzare enormi volumi di dati in pochi secondi, associare le fatture ai numeri di contratto e agli importi e instradarle direttamente nei flussi di pagamento elettronici.
I RISCHI DELL’IA NEL SETTORE PUBBLICO
È importante ricordare che le stesse tecnologie che rendono il procurement più efficiente, trasparente e user-friendly introducono anche nuove vulnerabilità. Man mano che le Amministrazioni pubbliche diventano utilizzatrici attive dell’IA, devono affrontarne anche i rischi. Tra le criticità più frequentemente citate figurano la sorveglianza invasiva, l’erosione della privacy, le potenziali perdite occupazionali, la diffusione di fake news e disinformazione, l’aumento delle discriminazioni e persino la distorsione dei processi decisionali pubblici.
Il paradosso è che, mentre i governi accelerano l’adozione dell’IA nel procurement, corrono parallelamente per regolamentarla. L’AI Act ricorda che le Amministrazioni Pubbliche sono al tempo stesso sperimentatrici e garanti. La legislazione e la regolamentazione restano strumenti essenziali per prevenire gli abusi, ad esempio rafforzando le norme sulla privacy e rendendo illegali alcune applicazioni dannose dell’AI. Tuttavia, vista la rapidità dell’evoluzione tecnologica, la sola legislazione non è sufficiente.
Le misure di sicurezza devono essere rafforzate anche attraverso test più rigorosi, monitoraggio e supervisione. Allo stesso tempo, sebbene le Amministrazioni Pubbliche dovrebbero adottare principi e linee guida in grado di orientare lo sviluppo e l’uso dell’IA in coerenza con i valori pubblici, tali strumenti possono risultare difficili da implementare, poiché spesso mancano incentivi concreti che ne favoriscano l’adozione.
Nel loro insieme, questi strumenti – leggi, meccanismi di sicurezza e framework etici – mostrano come la governance e l’utilizzo dell’IA siano complessi quanto le sue promesse. Per i governi, la sfida consiste nel trovare il giusto equilibrio: abilitare l’innovazione definendo al contempo confini chiari per proteggere i cittadini e salvaguardare le istituzioni democratiche.
La transizione digitale del settore pubblico è già in corso. La domanda non è se adottare l’IA, ma come farlo in modo responsabile e strategico. Con le giuste linee guida, i governi possono andare oltre la fase di sperimentazione e sbloccare tutto il potenziale dell’IA per offrire maggiore efficienza, integrità e valore ai cittadini.
ISG supporta le amministrazioni pubbliche in questo percorso di trasformazione. Combinando competenze tecnologiche con una profonda conoscenza normativa e procedurale, siamo in una posizione unica per aiutare le autorità pubbliche a progettare e implementare soluzioni di IA non solo efficaci, ma anche conformi, trasparenti e allineate all’interesse pubblico — contribuendo a trasformare regolamenti come l’AI Act da freno a vero acceleratore dell’innovazione.
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