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15 Maggio 2026

Bandi tipo ANAC 2026 e intelligenza artificiale: la dichiarazione in domanda come segnale di un cambio di passo (anche per i modelli Consip)

Bandi tipo ANAC 2026 e intelligenza artificiale: la dichiarazione in domanda come segnale di un cambio di passo (anche per i modelli Consip)

Nel mercato degli appalti pubblici, i bandi tipo ANAC sono, di fatto, l’ossatura su cui molte stazioni appaltanti costruiscono la propria lex specialis. Per questo ogni aggiornamento, anche quando sembra “di dettaglio”, tende a propagarsi rapidamente nelle prassi, nelle piattaforme di approvvigionamento digitale e nei documenti standardizzati utilizzati dalle centrali di committenza.

Con la Delibera n. 148 del 1° aprile 2026, l’Autorità ha approvato modifiche e integrazioni allo Schema di Bando tipo n. 1/2023, anche per recepire il parere del Consiglio di Stato n. 61/2026 (accesso agli atti e dati personali) e per allineare i modelli al nuovo quadro sull’intelligenza artificiale (legge n. 132/2025 e progressiva applicabilità del Regolamento (UE) 2024/1689). Contestualmente, la delibera integra la domanda di partecipazione tipo “per renderla conforme alla normativa in materia di utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale”.

Tra le modifiche, ce n’è una che segna un cambio di passo: l’IA diventa materia di dichiarazione “di gara”. Nella domanda di partecipazione, il concorrente deve indicare se, nell’elaborazione dell’offerta tecnica, si è avvalso di sistemi di intelligenza artificiale e, in caso di utilizzo, garantire che l’impiego sia avvenuto nel rispetto dell’AI Act, della legge n. 132/2025 e della normativa sul trattamento e protezione dei dati. La dichiarazione si estende anche alla fase esecutiva: l’operatore deve chiarire se intenda usare sistemi di IA per l’esecuzione della prestazione, assumendo il medesimo impegno di conformità.

È, quindi, un’apertura regolata: l’IA viene trattata come un fattore di compliance che attraversa l’intero ciclo dell’affidamento e che deve essere reso trasparente già in sede di partecipazione. In altri termini, rileva “come” si è costruita (e come si intende erogare) la prestazione quando entrano in gioco strumenti automatizzati.

L’attenzione si fa ancora più evidente quando l’affidamento riguarda servizi di natura intellettuale resi da un professionista. In quel caso, in conformità all’art. 13 della legge n. 132/2025, la dichiarazione deve essere più qualificata: occorre indicare la tipologia di IA utilizzata e assicurare comunque la prevalenza del lavoro intellettuale, il controllo e la verifica dei risultati ottenuti. Nel testo di domanda tipo allegato alla delibera, l’eventuale IA in fase di offerta viene ricondotta ad attività meramente strumentali e di supporto e, in esecuzione, può essere impiegata solo per supportare ed efficientare il servizio, preservando prevalenza, controllo e verifica.

A ben vedere, l’impatto si traduce in un valore aggiunto che supera la semplice nuova casella da spuntare. Quando un obbligo dichiarativo entra in un modello standard, difficilmente resta “sulla carta”: tende a tradursi in una sezione dei moduli amministrativi e delle maschere di compilazione sulle Piattaforme di Approvvigionamento Digitale.

Ma, soprattutto, la novità chiama in causa un tema che nelle amministrazioni rischia di essere sottovalutato: la governance interna dell’IA. Se la lex specialis – per effetto dei bandi tipo – chiede agli operatori economici trasparenza e impegni di conformità, la stazione appaltante deve dotarsi di regole interne: quali dati possono essere condivisi con strumenti automatizzati, quali controlli minimi adottare, quali clausole inserire e come gestire l’eventuale uso dell’IA in esecuzione. Diversamente, si rischia di lasciare la materia a prassi disomogenee tra uffici e RUP, proprio mentre l’IA entra nei modelli ufficiali.

Per cogliere appieno il “cambio di passo” implicito nella delibera ANAC, la domanda riguarda il modo in cui l’IA si integra nel procurement pubblico: l’intelligenza artificiale opera già nei modelli che orientano il mercato. Il punto diventa quindi definire metodo e regole di applicazione.

L’ingresso dell’intelligenza artificiale nei bandi tipo ANAC si traduce in un aggiornamento formale e mirato e, allo stesso tempo, offre un segnale chiaro: l’IA assume un ruolo centrale e incide su trasparenza, protezione dei dati e responsabilità lungo l’intero ciclo dell’affidamento. Per le amministrazioni, questo è il momento di rafforzare presidi interni capaci di trasformare l’innovazione in valore e di guidare l’adozione attraverso regole chiare, coerenti e tempestive.

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